«Ogni autentica ispirazione racchiude in sé qualche fremito di quel “soffio” con cui lo Spirito creatore pervade, sin dall’inizio, l’opera della creazione. Presiedendo alle misteriose leggi che governano l’universo, il divino soffio dello Spirito creatore s’incontra con il genio dell’uomo e ne stimola la capacità creativa. Lo raggiunge con una sorta di illuminazione interiore, che unisce insieme l’indicazione del bene e del bello, e risveglia in lui le energie della mente e del cuore, rendendolo atto a concepire l’idea e a darle forma nell’opera d’arte»
Suor Gloria Maria Riva
Contemplativa Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, saggista
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Pensieri tra le tele
Tra le tele di don Tiziano Soldavini si passeggia come dentro alle pieghe nascoste di questo nostro mondo. E ci si ritrova immersi in un inno alla materia, dove i colori indugiano e i toni del canto, ora gravi e forti, ora leggeri, narrano dell’anima.
Gli elementi poveri del quotidiano: spille da balia, bottoni, un battipanni, provette, brandelli di reti da pesca e di spartiti musicali, declinano i verbi silenziosi della Presenza di quel Verbo che proprio nella materia si è manifestato.
Nella tela Le stagioni, ad esempio, sei come posto d’improvviso alla finestra del tempo e il fazzoletto dello spazio che ti è dato da vivere si riveste dell’abito delle stagioni. Tutto è avvolto nel pulsare rosso della vita e nella fantasia di un panorama che, mentre si ripete, costantemente si rinnova.
Il colore rosso, del resto, è una costante e domina in moltissime delle tele di don Tiziano quasi a certificare la potenza esuberante di una espressività che vuole rompere i confini dell’atmosfera, la quale tutto riveste di azzurro e verde, di luce solare. Soldavini ci vuole ricordare che sotto questo cielo respira l’Uomo, con le sue passioni, con le sue aspirazioni, con le sue inevitabili contraddizioni, le quali solo nell’Eterno trovano senso e risposta.
Nel quadro Al pascolo il segno primitivo di chagalliana memoria, disegna un animale al pascolo e rare erbe e colline e vie tortuose. Le acque quiete e gli ubertosi pascoli del salmo lasciano il posto a tinte infuocate che evocano il lungo peregrinare del gregge di Dio, chiamato a ristorarsi entro il panorama di un mondo troppo spesso segnato dalla lotta, dal dolore, dalla ribellione della creatura al suo creatore.
Ne La città della gioia gli slums di Calcutta, del celebre e omonimo romanzo di Dominique Lapierre, sono riletti alla luce degli agglomerati urbani occidentali. Che contrasto tra il pulsare ritmico della vita cittadina e quello placido della natura dal verde scintillante, interrotto qua e là da macchie di colore e raggi di luce! Eppure, finalmente, una lettura controcorrente: non più l’anonima città dalle relazioni virtuali, ma lo spazio romboidale della fraternità, imperfetto, ma ricco della gioia di chi sa che Dio è vivo nel volto del fratello, pur sconosciuto, della porta accanto.
Così, tra specchi d’acqua che riflettono dietro tele metalliche il profilo di una città e stelle cadenti a fiotti nella notte di san Lorenzo, riscopri il tuo essere bambino, capace di dare senso nuovo alle forme di sempre con una fantasia senza limite.
Questo bambino ritrovato non conosce però soltanto il codice della gioia e della speranza. Conosce anche quello dell’amore in tutte le sue declinazioni. Il pennello di don Tiziano allora si veste di sacco e cenere e percorre le vie tortuose di Auschwizt, visita il Mistero scandagliando le profondità dell’essere. Ma ritrova il coraggio e la speranza volgendo uno sguardo d’amore a quel volto che dell’urlo di dolore dell’umanità è sigillo e sintesi: il Cristo.
Insomma un viaggio inesauribile quello che don Tiziano ti fa percorrere, inesauribile come i suoi “sentieri di fraternità” entro i quali intravvedi nuove possibilità di confronto, punti di riferimento fermi e imprescindibili, ma anche prospettive nuove e inesplorate.
L’obiettivo è quello di comunicare quei “momenti di grazia” che ogni anima porta in sé e che possono generare in ogni istante il miracolo di una Presenza Altra, capace di ribaltare situazioni e punti di vista per fare dei diversi degli uguali nella ricerca del Bene e della Pace.
Come egli stesso scrive: «Ogni autentica ispirazione racchiude in sé qualche fremito di quel “soffio” con cui lo Spirito creatore pervade, sin dall’inizio, l’opera della creazione. Presiedendo alle misteriose leggi che governano l’universo, il divino soffio dello Spirito creatore s’incontra con il genio dell’uomo e ne stimola la capacità creativa. Lo raggiunge con una sorta di illuminazione interiore, che unisce insieme l’indicazione del bene e del bello, e risveglia in lui le energie della mente e del cuore, rendendolo atto a concepire l’idea e a darle forma nell’opera d’arte».
Passeggiando tra i suoi quadri siamo tutti condotti a credere che quel “soffio” abita in noi, che siamo tutti spettatori e protagonisti di un’immensa Opera d’arte nascosta dentro al cosmo. Occorre solo “sporcarsi le mani”, come don Tiziano, accettando la sfida di lasciarsi coinvolgere dal linguaggio segreto dell’amore, che si nasconde dentro la materia abitata dallo Spirito. Occorre rinnovare lo sguardo, intingendo il pennello del quotidiano nei colori della luce.
Allora ci si accorgerà, silenziosamente, che davvero la Bellezza salva il mondo, ogni mondo, anche il nostro, dove la plastica impera e le maglie del vizio sembrano tutto inghiottire. Qui, oggi, ancora, è attesa la voce della profezia, che sceglie non di rado l’altura dell’Arte per gridare forte e raggiungere l’Uomo.
Suor Gloria Maria Riva
Contemplativa Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, saggista

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