«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato».

(da E. Montale, Spesso il male di vivere ho incontrato)

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Una magia di impeto cromatico
Ci possiamo illudere, guardando i quadri di Tiziano Soldavini, di abitare la luce e varcare gli spazi infiniti del cosmo, in una magia di impeto cromatico. È come se il confine esplorato dalla sua pittura coincidesse con i confini dell’anima, e quindi del tutto, in un fantastico contatto tra sensazione privata e percezione universale, tra dimensione etica personale e natura totalizzante.
Siamo di fronte a una “pittura-poetica” che riesce ad esprimere, con la stessa autorevolezza e dignità, le cose della raltà e la “meraviglia” del mistero, le sensazioni umane e la rivelazione del divino.
Soldavini è capace di dare ossigeno al dialogo fra lo spazio e l’energia del colore, in composizioni geometriche che possiamo definire “realtà-definitive”, in mosaici policromi che allargano l’orizzonte prospettico.
In conclusione, mi sento di affermare che la sua pittura è cifra di confronto e illuminazione precisa per capire l’itinerario travagliato dell’uomo, ma anche essenza profonda di emozione e gioia.
Ivano Malcotti
Direttore editoriale di “Infonopoli” e “Icaro”


Uscire fuori da sé per incontrare l’Altro

«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato».

(da E. Montale, Spesso il male di vivere ho incontrato)

Questa poesia di Montale mi sembra un buon punto di inizio per imparare a conoscere l’arte, la cultura e soprattutto l’umanità di Tiziano Soldavini.
Le persone che lo hanno conosciuto hanno potuto testimoniare la sua grande capacità di penetrare lo spirito umano anche quando esso svela dolore e sofferenza.
Soldavini prima di essere un artista è, infatti, come alcuni sanno, un sacerdote impegnato nel sociale che attualmente esercita il suo ministero in una struttura sanitaria: chi si rivolge a lui porta inevitabilmente il suo “male di vivere”, la sua sofferenza di non essere realizzato, di avere avuto un blocco, un impedimento.
In ciò si potrebbe pensare, come Montale, all’ineluttabilità di un destino indifferente, ma Soldavini va oltre e indica nell’uscire fuori da sé per incontrare l’altro e l’Altro e rimuovere così il blocco che impedisce al fiume del cuore di scorrere fino al mare della realizzazione di sé e della felicità.
Il prof. cav. Giancarlo Alù ha definito a ragione la pittura di Soldavini come «connotata da un forte senso musicale».
A osservare i suoi quadri il pensiero può correre verso il Tannhauser di R. Wagner per la distensione dei colori, delle tinteggiature e del clima generale. Si potrebbe definire la sua pittura come l’“arte della pace”. In essa si può anche intravedere un “disegno” generale che guida le intere composizioni.
Soldavini vuole comunicarci con l’arte (come fa con le parole e la vita) un senso di sicurezza. Molto sinfonici sono i rossi come, per citare qualche opera, in Le Stagioni o Le Foglie Nascoste. Sono sinfonici perché abbracciano tutto in una armonia che placa gli animi dell’osservatore.
La vita di ogni uomo non è affidata al caso ma è guidata da Qualcuno che dall’alto vigila su tutto. Direi che, oltre che dalla fede e dall’esperienza di dolore quotidiano, l’arte di Soldavini trae origine e forza dalla consapevolezza che Dio, nel contemplare il creato e quindi ogni uomo «vede che è cosa molto buona».
Il ricorso all’astrattismo, inoltre, vuole essere un modo per parlare all’animo dell’uomo usando i sensi del corpo, ma solo come veicolo e non come fine.
Il pittore sa che più che consegnare al pubblico un’immagine fedele alla realtà, egli deve donare un’immagine specchio della verità e, in ultima istanza, della bellezza.
Sì. Direi che la bellezza, dopo queste brevi considerazioni, sia il valore che più risplende nell’opera di Tiziano Soldavini.
Nella Sacra Scrittura si legge questa preghiera del salmista: «Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo volto». È questo che anima tutta la vita di questo pittore.
Egli opera come un vero e proprio profeta per portare ogni uomo a vedere la bellezza pura e meravigliosa insita in ogni uomo e in ogni parte del creato e, alla fin fine, nel volto di Dio che splende su coloro che vogliono aprire gli occhi.
Sembrerebbe che la sua opera sia in antitesi con lo stereotipo del pittore bohémien. Se però si guarda in profondità, in ogni artista, credente o ateo che sia, il divino e l’assoluto sono sempre il vortice ancestrale da cui nasce il genio e quindi l’arte.
Un’ultima considerazione bisogna farla sul materiale usato. In un quadro egli adopera, per fare un esempio, un sacco di juta. L’attenzione per le piccole cose e per l’umiltà rivestono un ruolo per niente secondario nell’arte di Soldavini, proprio come in quella di G. Pascoli.
Tornano alla mente, contemplando queste opere, le note di F. De André quando ricordava che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Nell’interpretare l’opera artistica (ma anche pastorale) di Tiziano Soldavini, vorrei attribuirgli le parole di Benedetto XVI: «Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a Lui riceve il centuplo». Come Dio prende le nostre miserie per far crescere frutti molto buoni ai suoi occhi, così l’artista, e in particolare Tiziano Soldavini, prende le cose più piccole e povere per creare opere vere e quindi belle, opere che dimostrano un’apertura del cuore all’infinito e che quindi spronano ad aprirsi a questo infinito e così godere della sua armonia di luce e di canto.
Grazie, don Tiziano, per il tuo esempio. Davvero tu, come ha affermato Lucia Bonacini, «... rendi onore alla nostra Nazione».
Fabrizio Spadaio
Operatore beni culturali


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